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Nel 2020 i motori saranno solo elettrici
Disegnare scenari futuri. Il sogno di tutti, il lavoro di pochi. Come l'Institute for Business Value dell'Ibm che con la sua ricerca Automotive 2020: Clarity Beyond the Chaos cerca di fotografare cosa accadrà da qui al 2020. La parola chiave sarà rivoluzione, visto che nei prossimi 10 anni l'auto subirà più trasformazioni di quelle che ha avuto negli ultimi 50. Per esempio, tutti i nuovi modelli dal 2020 saranno ibridi, ovvero avranno a bordo almeno il sistema stop&start in grado di spegnere il motore ad ogni sosta, riavviandolo automaticamente alla pressione della frizione.
BATTERIE - A contendere alle ibride il ruolo da protagonista ci saranno le elettriche: grazie alle batterie al litio (al Salone di Parigi erano su molti concept) avranno autonomie superiori ai 150 km e anche l'ostacolo del loro costo elevato sarà completamente superato. Grazie alla scossa elettrica (compresa quella parziale dell'ibrido) si riuscirà a tagliare le emissioni di CO2 portandole ad una media di 97 g/km contro gli attuali 158 e in linea con l'obiettivo dei 95 proposto dall'Unione Europea proprio per il 2020. Niente da fare invece per l'idrogeno, l'orizzonte disegnato è troppo vicino: impossibile per quei giorni avere una rete di distributori in grado di rifornire milioni di auto.
ELETTRONICA - L'auto del futuro prossimo però non sarà solo verde ma intelligente e avrà tutti i sensi, proprio come un essere vivente. Alcuni come la vista (sensori ottici e telecamere) e il tatto (sensori di pioggia) li ha già, gli altri arriveranno: l'udito permetterà di ascoltare gli avvertimenti su potenziali pericoli dalle auto che precedono mentre l'olfatto entrerà in gioco con dei sensori in grado di riconoscere se il guidatore ha bevuto troppo, impedendo la partenza dell'auto. Ma quanto costerà tutto questo ai consumatori? «Le economie di scala legate ad una grande diffusione delle tecnologie su cui si basano questi cambiamenti, faranno si che l'impatto sul costo dell'auto sarà minimo », rassicura Augusto De Castro, Vice president industrial sector Ibm Italia. Anche perché l'auto non si acquisterà più e si andrà ad affermare una forma più flessibile: «Il vero costo sarà legato al servizio che i consumatori vorranno utilizzare. Sarà un evoluzione analoga a quella che oggi si osserva sulla telefonia mobile dove il cellulare, anche se sempre più ricco, è diventato una commodity ed il vero costo per l'utente (e business per il gestore) è legato alla tipologia di servizio utilizzato», continua De Castro. In altre parole: si pagherà l'auto per come e quanto si utilizzerà. Nulla di più. Fin qui lo scenario disegnato dai ricercatori, poi c'è il futuro reale che si scopre solo giorno dopo giorno. Per quello però non si può fare nulla, bisogna solo aspettare.
Alessandro Marchetti Tricamo
13 ottobre 2008
CARBONE PULITO?
UNA SPORCA BUGIA.
Il carbone è il combustibile fossile con le più alte emissioni di gas serra, circa il
triplo del gas. Un terzo delle emissioni mondiali di CO2 si devono al carbone, che
è il primo nemico del clima a livello globale. Se non saremo in grado di fermare la
costruzione di nuove centrali a carbone, si prevede che le emissioni di gas serra
da carbone aumenteranno del 60% entro il 2030. Un’ipotesi che lancerebbe il
mondo nella più tragica crisi climatica, con enormi costi economici e ambientali.
IL CARBONE UCCIDE IL CLIMA
I cambiamenti climatici sono la più grande minaccia ambientale, economica ed umanitaria che
l’uomo si trova ad affrontare. Milioni di persone nel mondo stanno già oggi subendo gli effetti del
riscaldamento del Pianeta: innalzamento del livello del mare, desertificazione, alluvioni,
intensificazione di fenomeni estremi come uragani e inondazioni, ondate di calore. Se non
saremo in grado di dimezzare le emissioni mondiali di gas serra al 2050, gli esperti avvertono
che un aumento di oltre 2°C della temperatura terre stre porterà all’estinzione il 20-30% delle
specie animali e vegetali conosciute oggi. È ciò che sta succedendo nell’Artico, dove la
progressiva riduzione dei ghiacci sta mettendo a rischio la sopravvivenza dell’orso polare. In
dieci anni potremmo assistere alla completa perdita della calotta polare estiva. Il fenomeno è in
drammatica accelerazione.
Il momento di intervenire è ora, e il carbone è alla base del problema. Con circa un terzo delle
emissioni mondiali di gas serra provenienti dalla combustione del carbone, è questa la maggiore
fonte ad alimentare la febbre del Pianeta.
La sfida climatica è già oggi una corsa contro il tempo: per evitare danni incalcolabili occorre
ridurre le emissioni di gas serra del 50% al 2050 e invertire la loro crescita già dal 2015. Tuttavia,
agli attuali tassi di sviluppo, le emissioni del carbone sono destinate ad aumentare del 60% al
2030. Se così fosse, non avremo alcuna speranza di limitare gli effetti più devastanti e
irreversibili dei cambiamenti climatici.
Ogni nuova centrale a carbone è un atto criminale contro la sopravvivenza della vita stessa sul
Pianeta. Occorre abbandonare al più presto la nostra dipendenza da questo combustibile fossile,
a favore di una rivoluzione energetica basata su fonti rinnovabili ed efficienza energetica.
IL CARBONE PULITO NON ESISTE
L’industria del carbone sta tentando di sedurre i Governi dei paesi industrializzati sostenendo
che sarebbe possibile, con tecniche di “cattura e stoccaggio” (CCS), confinare le emissioni di
CO2 sottoterra e rendere dunque il carbone “pulito”. In realtà stoccare la CO2 sottoterra è
ancora un’illusione. Il CCS è una tecnologia estremamente costosa, rischiosa e immatura, in
quanto non potrà essere commercialmente disponibile prima del 2030, troppo tardi per
fronteggiare i cambiamenti climatici. Le emissioni mondiali di gas serra devono invece iniziare a
ridursi dal 2015. Fino al 2030 il “carbone pulito” rimarrà dunque una sporca bugia per consentire
la costruzione di centrali che continueranno a emettere CO2 per i prossimi vent’anni, se non per
l’intero ciclo di vita, oltre quarant’anni. Questo è semplicemente inaccettabile.
Una moratoria internazionale su impianti a carbone permetterebbe di bloccare l’apertura di
nuove centrali a carbone, come già avviene in California. In Italia, invece, Enel dichiara di voler
arrivare a produrre il 50% della propria energia elettrica da carbone.
Questo obiettivo porterebbe l’Italia fuori dagli obiettivi di Kyoto, con costi di miliardi di euro per i contribuenti.
Scarica il rapporto di Greenpeace sul CCS da:
www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/rapporti/ccsLA CAMPAGNA CONTRO IL CARBONE IN ITALIA
La battaglia per salvare il Pianeta dalla crisi climatica è
una battaglia contro il carbone. In tutto il mondo gli
uffici di Greenpeace sono impegnati in attività contro
l’apertura di nuove centrali, e nel denunciare i danni
causati dal carbone. Dall’estrazione alla combustione,
il carbone è causa di impatti devastanti per l’ambiente
e per la salute delle persone. Ad esempio in Cina si
stima che la combustione del carbone sia la prima
fonte di inquinamento atmosferico, responsabile di
350-400 mila morti ogni anno.
In Italia Greenpeace ha aperto la campagna contro il
carbone nel 2006, con tre giorni di blocco della
Centrale Enel di Porto Tolle, nel parco naturale del
Delta del Po. Nel 2007, l’arrivo della “Artic Sunrise” in
Italia ha coinciso con un tour per le aree più critiche: Sardegna, Civitavecchia e Brindisi.
La Sardegna produce il 50% della propria energia elettrica dal carbone, mentre a Civitavecchia l’Enel
progetta l’apertura di una nuova centrale a carbone, nonostante la fortissima resistenza della popolazione
locale, arrivata persino a scioperi della fame. A Brindisi, invece, si trova la maggiore centrale a carbone in
Italia (sempre Enel), che detiene la maglia nera per l’emissione di CO2 in atmosfera: 15 milioni di tonnellate.
In tutti e tre i siti il carbone crea impatti locali gravissimi. Civitavecchia è una delle aree con la più alta
incidenza di tumori dell’intero Lazio, mentre a Brindisi un’ordinanza comunale ha disposto il divieto di
coltivazione dei campi intorno alla centrale. Nei campi si accumulano infatti le polveri di carbone provenienti
dagli immensi carbonili all’aperto, che veicolano metalli pesanti tossici, come Cadmio, Mercurio, Arsenico.
Nel Sulcis, in Sardegna, un episodio di autocombustione dei carbonili ha gettato nel panico la popolazione
locale, esposta per settimane alle esalazioni velenose di montagne di carbone in fumo.
LE FALSE PROMESSE DEL CARBONE
In Italia ogni anno arrivano dall’estero circa 18 milioni di tonnellate di carbone, responsabili di circa 45
milioni di tonnellate di CO2, oltre il 30% delle emissioni dell’intero comparto termoelettrico. Con gli attuali
scenari di crescita, è possibile che le emissioni da carbone arrivino a superare i 90 milioni di tonnellate di
CO2. I due impianti che Enel intende realizzare a Civitavecchia e Porto Tolle immetteranno in atmosfera
oltre 20 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno. Una simile scelta non solo compromette irrimediabilmente la
possibilità di ridurre le emissioni di gas serra dell’Italia (con enormi costi per il mancato rispetto del Protocollo
di Kyoto), ma non risolverà i nodi del sistema energetico italiano.
L’Italia non è ricca di carbone e raddoppiare le importazioni del combustibile renderà il nostro Paese più
dipendente da quei Paesi (Indonesia, Sud Africa, Stati Uniti, Australia, Colombia e Russia) che già oggi
controllano il 90% del mercato mondiale del carbone. L’unica vera soluzione per l’indipendenza energetica è
puntare sulle fonti disponibili sul nostro territorio: eolico, solare, geotermico, biomasse, idroelettrico ed
efficienza energetica. Fonti pulite, sicure e inesauribili che hanno enormi potenzialità di crescita.
Un ritorno al carbone non permetterà nemmeno di ridurre i costi dell’energia in bolletta, poiché il mercato
elettrico regolato avrà sempre come prezzo di riferimento quello dell’energia prodotta dal gas. Il minor costo
del carbone sarà invece incamerato dai produttori, come extra profitto. Anche questo vantaggio è tuttavia
destinato a ridursi, in quanto i prezzi del carbone – come quelli di petrolio e gas – sono in forte aumento. A
causa della forte domanda che arriva da Cina e India il prezzo della tonnellata di carbone è raddoppiato
negli ultimi anni.
La “rivoluzione energetica” ha dunque senso non solo a livello ambientale, ma anche economico: mentre in
futuro i prezzi dei combustibili fossili aumenteranno sempre più, il costo delle rinnovabili continuerà a
scendere, trainato dalla diffusione delle nuove tecnologie. Nemmeno il nucleare è una soluzione: è la fonte
più costosa, rischiosa, e non ha ancora risolto il problema delle scorie nucleari. Investire nelle fonti
rinnovabili e nell’efficienza energetica è più sicuro e in prospettiva più economico, come dimostra il rapporto
di Greenpeace, “Energy Revolution” (
www.greenpeace.it/energyrevolution).
Ischia, “l’Isola Verde” conosciuta nel mondo grazie allo charme derivante dal mito degli anni ’60, deve divenire “l’isola del Verde e del Benessere”.
Degli anni ’60 resta solo un bel ricordo, perché il mondo cambia, i consumatori diventano più esigenti e l’isola non è più competitiva. E’ necessario- come diceva Voltaire – “saper coltivare il proprio giardino”.
Sicuramente la nostra generazione non lo ha saputo fare del tutto; ma, di certo lo ha arricchito di tante strutture alberghiere alcune di prim’ordine, altre di genere molto dubbio che sanno far leva solo su un patrimonio di risorse naturali e uniche come le terme e le spiagge.
Per ricostruire “l’Isola del Verde e del Benessere”, noi isolani dobbiamo partire da una consapevolezza: il patrimonio ambientale, termale, paesaggistico e culturale di Ischia appartiene non solo agli isolani ma all’intera umanità.
Proprio perché ne siamo i custodi, il mondo ci guarda e ci giudica valutando la capacità di difendere, di gestire e di valorizzare questo grande patrimonio.
Ma come si fa, a valorizzare le risorse in un mondo globale sempre più competitivo?
E’ necessario un intervento vero, tempestivo e appassionato avendo una visione globale per fare sistema, collegando pubblico e privato per cambiare l’immagine dell’isola.
Certo è che gli imprenditori e gli amministratori non possono fare tutto da soli se non si stimola la partecipazione attiva dei cittadini, delle associazioni, del volontariato, delle imprese e dei clienti/turisti fruitori.
Oltre al rispetto del patrimonio attuale, è necessario incoraggiare e stimolare la creatività nel settore dello spettacolo, nella moda, nell’artigianato, nell’ enogastronomia, nello sport e nel turismo.
E’ necessario riconoscere le professionalità presenti, ma bisogna investire nella formazione, nell’innovazione e nella ricerca per far crescere nuove competenze.
Con l‘aiuto delle nuove tecnologie la nostra isola può e deve puntare all’avanguardia per quanto riguarda la tutela del paesaggio e l’accoglienza dei turisti intervenendo, ove necessario, anche con nuove infrastrutture fisiche.
Dobbiamo incoraggiare gli artisti a venire e promuovere i nostri paesaggi, mettendo anche a disposizione le nostre location per film e documentari.
Questa è “l’Isola del Verde e del Benessere” che ho in mente.
E che non è difficile realizzare. Ma è necessario partire dalla convinzione che dobbiamo, insieme, fermare il degrado, o meglio, arrestare la deriva nella quale ci muoviamo.
Per l'anno in corso, dicono gli scenari della Camera di Commercio, Ischia potrebbe pagare la crisi dei mercati finanziari, la crescita del prezzo del petrolio, e il rallentamento dell'economia tedesca, da sempre piazza privilegiata per il turismo straniero sull’isola.
La classe imprenditoriale soffre la scarsa cultura associativa; non sa mettere in rete i vari settori, in particolare quello trasportistico e della logistica.
La “Passione Isolana” dovrebbe diventare un valore da creare e rivendicare, sia per la classe politica, che per la classe imprenditoriale.
La società isolana, ritrovando la “Passione”, supererebbe così la perdurante fase di autocompiacimento forse erede di un glorioso passato, ma incapace di costruire un futuro di successo.
Allora, per muovere il cambiamento, Vi propongo di completare il mio manifesto, provando a scrivere assieme sul blog i comparti economici, le attività sociali, rispetto ai quali con uno sforzo professionale di continuità e programmazione, possiamo affrancare la nostra Isola dalla deriva e restituirle il ruolo di “Isola del Verde e del Benessere”.
Mare, Porti turistici, Territorio, Viabilità, Traffico e Ambiente, Giardini, Impresa e cultura, Musei, Musica, Nuove Tecnologie, Paesaggio, Promozione della cultura all’estero, Stile Isolano, Eventi, Cinema, Televisione e Mass Media, Sport, aree di fiscalita’ agevolate.
Sono certo che ce ne sono altri. Tanti altri “asset” si dice in gergo economico, sui quali adottare strategie di sviluppo, perché i beni ambientali, termali, paesaggisti e culturali necessitano di continua manutenzione e tutela.
Uniti per nutrire una visione d’insieme strategica, anche facendo ricorso a riforme, come l’unificazione amministrativa attraverso la riduzione, nel tempo, dei municipi e la costituzione di un unico comune isolano.
Vi rendete conto quanto di lavoro possibile, alla nostra portata, c’è da fare?
Dobbiamo farlo. Ce la possiamo fare e chi crede in tutto ciò partecipi alla stesura del manifesto, aderisca alla nostra iniziativa.
Per inviare proposte e progetti coerenti con il manifesto e temi da approfondire, entra nel mio blog.
www.salvatorelauro.com
lauro.it
salvatorelauro@hotmail.com
salvatorelauro@ischia.it
Splinder (21/10/2008) Leggi ancora...vuoi acquistarne una? sai ci sono agevolazioni fiscali ....
Splinder (21/10/2008) Leggi ancora...
Venerdì della scorsa settimana è partita la prima lettera all'indirizzo del commissario della comunità europea contro la posizione dominante delle case automobilistiche che negano la trasformazione di auto tradizionali in auto elettriche configurandosi in tal modo una posizione dominante da parte di gruppi industriali automotive. Contemporaneamente il ricorso si rivolge anche allo stato italiano che, unico al mondo, nega la possibilità del retrofit/conversione elettrica. La lettera è stata preparata e inviata dall'ingegner Silvano Robur che tutti voi già conoscete per i suoi interventi nel nostro Blog MondoElettrico.
Qui il testo della lettera e lo stralcio normativo. Chi vuole può inviare il ricorso (e lo stralcio, mi raccomando!) al commissario europeo.
I due documenti si possono trovare qui:
1- RICORSO
2- STRALCIO
Importante: chiediamo a tutti coloro che aderiranno all'iniziativa di comunicarci in forma anonima o nominativa ( qui mail ) dell'avvenuta spedizione in maniera tale da tener conto del numero e fare le opportune valutazioni in futuro.
In bocca al lupo.
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At European Commission,
European Commisioner For Competition
Neelie Kroes
B – 1049 Brusseles
BELGIUM
Lettera Raccomandata A.R.
Oggetto : Ricorso contro lo Stato Italiano per ostacolo normativo alla libera concorrenza.
Preg.mo Sig. Commissario,
nel voler convertire un autoveicolo a combustione interna in autoveicolo elettrico non inquinante la normativa italiana disciplina tale trasformazione al rilascio di un nullaosta da parte della casa costruttrice del veicolo stesso.
Tale previsione, contenuta nell'articolo 236, comma secondo, D.P.R. 495/1992, reca testualmente l'obbligo di chiedere il nullaosta alla casa costruttrice per chiunque voglia modificare un veicolo da combustione interna, di concezione antiquata ed inquinante, a veicolo con motore elettrico, di concezione moderna, ad emissione zero.
L'assunto normativo reca in sé una grave discriminazione per posizione dominante prodotta dalle case automobilistiche a danno della libera iniziativa economica di chi volesse procedere liberamente alla conversione di auto mediante l'utilizzo di componentistica omologata per la realizzazione di un veicolo non inquinante.
Infatti tale assunto non si applica, stranamente, a chi volesse trasformare l'alimentazione della vettura a combustione interna, ad esempio, installando un impianto di alimentazione a metano o GPL.
Basta un diniego della casa costruttrice affinché la conversione non possa avvenire.
Di fatto questo impedimento normativo esiste solo in Italia : in nessun paese europea esiste una normativa che difende la posizione dominante delle case automobilistiche conferendo loro un potere di veto sulla richiesta di trasformazione dell’auto limitando le potenzialità di sviluppo del mercato.
Ma vi è di più.
La lodevole iniziativa, qualora venisse accolta, permetterebbe di convertire a prezzi ragionevoli vecchie automobili dalla carrozzeria ancora integra in veicoli elettrici ad emissione nulla con batteria al litio dalle notevoli caratteristiche tecniche capaci di infondere valori in velocità ed autonomie paragonabili ai modelli tradizionali.
Ciò riportato in costituita premessa,
si chiede
all'Ill.mo Sig. Commissario, nel voler raccogliere il presente reclamo :
- di condannare lo Stato Italiano per l’assunzione di tale pratica.
- nell’abrogare l'art.236 del D.P.R. 495/1992, od in alternativa, di voler far prescrivere la libera trasformazione di veicoli endotermici in veicoli elettrici senza alcuna formalità ostativa, esattamente con le stesse procedure esistenti nella normativa italiana per l'installazione di un impianto a metano o GPL.
Allegati : stralcio normativo.
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Modifica delle caratteristiche costruttive dei veicoli in circolazione e aggiornamento della carta di circolazione.
(art.236, D.P.R. 495/1992)
1. Ogni modifica alle caratteristiche costruttive o funzionali, tra quelle indicate nell’appendice V al presente titolo ed individuate con decreto del Ministero dei trasporti e della navigazione - Direzione generale della M.C.T.C., o che determini la trasformazione o la sostituzione del telaio, comporta la visita e prova del veicolo interessato presso l’ufficio della Direzione generale della M.C.T.C. competente in relazione alla sede della ditta che ha proceduto alla modifica. Quando quest’ultima è effettuata da più ditte, senza che per ogni stadio dei lavori eseguiti venga richiesto il rilascio di un certificato di approvazione, l’ufficio della Direzione generale della M.C.T.C. competente per la visita e prova è quello nel cui territorio di competenza ha sede la ditta che ha operato l’ultimo intervento in materia. In tale caso la certificazione dei lavori deve essere costituita dal complesso di tutte le certificazioni, ciascuna redatta dalla ditta di volta in volta interessata dai diversi stadi, con firma del legale rappresentante autenticata nei modi di legge.
2. Ogni modifica riguardante uno dei seguenti elementi:
a) la massa complessiva massima;
b) la massa massima rimorchiabile;
c) le masse massime sugli assi;
d) il numero di assi;
e) gli interassi;
I) le carreggiate;
g) gli sbalzi;
h) il telaio anche se realizzato con una struttura portante o equivalente;
i) l’impianto frenante o i suoi elementi costitutivi;
l) la potenza massima del motore;
m) il collegamento del motore alla struttura del veicolo
è subordinata al rilascio, da parte della cosa costruttrice del veicolo, di apposito nulla osta, salvo diverse o ulteriori prescrizioni della casa stessa. Qualora tale rilascio non avvenga per motivi diversi da quelli di ordine tecnico concernenti la possibilità di esecuzione della modifica, il nulla osta può essere sostituito da una relazione tecnica, firmata da persona a ciò abilitata, che attesti la possibilità d’esecuzione della modifica in questione. In tale caso deve essere eseguita una visita e prova presso l’ufficio della Direzione generale della M.C.T.C. competente in base alla sede della ditta esecutrice dei lavori, al fine di accertare quanto attestato dalla relazione predetta, prima che venga eseguita la modifica richiesta.
3. L’aggiornamento dei dati interessati dalla modifica viene eseguito dall’ufficio provinciale della Direzione generale della M,C,T.C. cui sia esibito il certificato d’approvazione definitivo della modifica eseguita, oppure dall’ufficio provinciale della Direzione generale della M.C.T.C. che ha proceduto all’ultima visita e prova con esito favorevole, Tale aggiornamento ha luogo mediante l’emissione di un duplicato della carta di circolazione, i cui dati vanno variati o integrati conseguentemente alla modifica approvata.
4. La Direzione generale della M.C.T.C. definisce le competenze dei propri uffici periferici, tenuto anche conto della necessità di distribuzione dei carichi di lavoro e delle possibilità operative degli uffici stessi, nonché delle particolari collocazioni territoriali delle ditte costruttrici o trasformatrici.
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Il Cip6 è un tassa sui tumori. Serve a costruire inceneritori che ti termovalorizzano le cellule. Non la vogliono capire con le buone di smettere e di passare alla raccolta differenziata e a forme di smaltimento non nocive per la salute. L'uso criminoso dei NOSTRI soldi per avvelenare le NOSTRE FAMIGLIE deve finire. Vogliamo energie rinnovabili, non respirare diossina e nano particelle. Non pagate più la tassa CIP6 all'ENEL. Io ho già iniziato. L'ENEL ha tolto dalla bolletta la voce A3 con il contributo per gli inceneritori. Calcolare l'importo esatto è quasi impossibile, vale circa il 7%. L'ENEL deve reintrodurre la voce A3 per consentirci di dedurre l'importo esatto.
Nel frattempo:
- togliete il 7% forfettario dall'importo senza IVA dall'importo che dovete pagare in bolletta
- notificate l'autoriduzione all'ENEL nella form all'indirizzo: Enel/Informazioni con la causale: Detrazione CIP6 per gli inceneritori